25 Aprile 2019
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Non sei di Nodica se....

Nessuno ´un t´ha mai detto: ´Un sono mi´a sbarcato a Nodi´a...
n passato, quando ancora non esistevano i moderni mezzi di trasporto, la ditta F.lli Fiorelli estraeva sabbia dalle piagge che si formavano lungo il corso del Serchio e prelevava pietre e ghiaia dalle cave di Avane e Filettole. Questo materiale, con delle grandi chiatte, veniva trasportato e poi SBARCATO al porto a Nodica. Successivamente arrivavano dei barconi da Marina di Pisa e perfino da Livorno a prelevare il materiale che serviva per edificare nuove case.
un oggetto ´un lo chiami " aggeggio "
Quando non si conoscono bene le funzioni di un oggetto, come in questo caso di questa specie di moderna trottola, il Fidget Spinner , di recente invenzione, i nostri vecchi non si sarebbero persi troppo in preamboli e lo avrebbero definito semplicemente un " aggeggio ".
Fidget Spinner
da bambino non facevi le " Mattie "...
Mattie, in nodi´hese, è sinonimo di giocare...quando la nostra mama, che stava facendo le faccende di casa e i bambini stavano giocando in un´altra stanza, ogni tanto qualcuno chiedeva cosa stessero facendo e loro rispondevamo che stavamo facendo le mattie.
fare le " Mattie..." Ruzare...Giocare
'un'hai mai mangiato il gelato di "Pinzo"...
Tutti i giorni, domeniche comprese, al pomeriggio, da giugno a settembre negli anni '50 e '60 e '70 Silvio Servegli, per tutti "Pinzo il gelataio" di San Giuliano, anche se nativo di Lucca, passava da Nodica con il suo inconfondibile carrettino a punta, a differenza di Angiolino di Pontasserchio che ce l'aveva squadrato. Proveniente da Migliarino, al pomeriggio, superati "i ponti" prendeva per il "Tinaio" e poi verso l'"aione", quasi sempre affollata di ragazzi che giocavano a pallone i quali, al suono della sua inconfondibile trombetta, sospendevano la partita e correvano a farsi un bel gelato "rettangolare". Infatti Pinzo si era dotato di una macchinetta che stratificava il gelato tra due piccole cialde a seconda del costo: da 20 a 50 lire. Quel gelato, rigidamente fatto in casa, aveva un gusto ineguagliabile. I gusti erano limitati: sempre disponibili crema, cioccolata e limone. Nel periodo di raccolta anche gusti alla frutta.
Poi proseguiva verso il centro del paese. Giunto al "grubbino" prendeva per la via Caduti e faceva sosta davanti all'Arrighi, poi in piazza della chiesa dove anche lì spesso e volentieri trovava benevola accoglienza dai bambini e ragazzi che stavano giocando nella piazza. Cessò l'attività alla fine degli anni '70 dopo che fu vittima di un grave incidente stradale.
Pinzo il gelataio di San Giuliano
Il lapis o matita non lo chiami Làpisse....
´un t´hanno mai detto " sei di marca soglia "..
Quando da ragazzi non si capiva una cosa, oppure si continuava a fare come ci pareva nonostante i ripetuti inviti a smettere, i nostri genitori o i nonni ci dicevano " come sei duro...sei proprio marca soglia...". La soglia di casa in genere era di tarvertino oppure di marmo...comunque di materiale duro...
...trovandoti davanti ad una persona o una pianta colpita da una malattia rara, ´un dici che "ci vorrebbe una medicina apposta."....
trovandoti davanti ad una persona o una pianta colpita da una malattia rara, che non può essere curata con i soliti farmaci dici che ci vorrebbe " una medicina apposta...". Ma questo modo di dire è stato associato anche ad altri fattori come per i topi " ci vorrebbe un veleno apposta"...ma la più curiosa la sentii una sera fuori del Grubbone dal Cacciatore a proposito delle zanzare tigri.." ci vorèbbe un fritte apposta"...
un dici " Mi lèvo " per dire mi alzo o mi sposto o me ne vado
...quando ti alzi dal letto non dici “ mi lèvo” .
Invece Cefiso alla moglie quando al mattina lo chiamava per andare al lavoro e gli diceva “ Cefiso…lèvati ènno le sette…” – Anzichè rispondere "Ora mi lèvo ", chiedeva fiducioso “Precise?” - Moglie: ”manca un menuto…” Cefiso: “ allora me lo dormo…”
Ma "Mi lèvo" in nodi´ese sta anche per mi sposto o più popolarmente sostituisce il "me ne vado". Infatti è frequente sentiur dire: " mi lèvo da rompere..o mi lèvo di ´u..
´un dici "una cèa " per far capire che la cosa è cambiata enormemente
-Deh...è cresciuto una " cèa " il tu figliolo...- per dire che è cresciuto tanto...è un modo un pò fantasioso ma che è tutt´ora in bocca ai nodi´hesi per dire che c´è stato un cambiamento notevole del soggetto al quale è riferito e non di poco conto come una cèa potrebbe far pensare...Le cosidette Cèe sono nel nostro vernacolo il corrispettivo degli avanotti di anguilla detti cieche.
Le "cèe "
Un t´ hanno mai detto che sei duro ´ome le pine verdi...
Era la frase più classica che i nostri genitori ci rivolgevano quando non si capiva ( o si faceva finta...) una cosa che ci avevano detto già almeno una volta.
... se una magra ´un la definisci...secca ri´ucita
Un sei di Nodi´a se per dire che una è magra non dici.." è secca ri´ucita..."
Un t´hanno mai detto...c´hai ir cervello chiuso a nottola...
Quando facevi qualche discorso fuori del coro o non volevi accettare per buono quello che gli altri ti dicevano...
La nottola o noottolino era una specie di pomello che serviva a chiudere, a bloccare, l´anta della finestra o della porta. ( nella foto un moderno nottolino).
´un´hai mai sentito la Liliana di Pumero dìi ...e anche oggi ha cari´ato a leccio...
La Liliana, che stava dietro a casa del mi nonno Pasquale (corte Mattii), dove sta ora Mauro. " e anche oggi (lettera O chiusa...) ha cari'ato a leccio" lo diceva nei giorni della calura estiva, durante i solleoni di luglio e di inizio agosto, quando verso le dieci-undici di mattina (ora locale...allora l'ora legale era ancora a venire...) si schiantava già dal caldo.
La Liliana, sorella di Pumero, si riferiva al fatto che il leccio o elce o comune quercia, quando, quelle poche volte che ci "caricavi" il camino, sprigionava calore talmente forte che ti dovevi allontanare per non bruciarti. Da qui l'acccostamento al caldo afoso dell'estate.
Va anche detto che in quel periodo la legna da ardere, come si dice oggi, o da buttà sul fo'o, o da brucià... come si diceva allora, non ce n'era poi così tanta a disposizione dei nodi'hesi. Per la maggior parte della gente la legna da ardere veniva recuperata durante le potature dei frutti e delle vigne o tutt'alpiù di qualche pianta che era seccata. Se no si bruciavano vettini e pioppi che crescevano alla svelta. O come viene spiegato in altro link, si "rallegrava" il fo'o con un fascio di sagginali.
Leccio comune
´un sai cos´ è un " Tirillò legato col cordino "
..il tu' nonno, 'un t'ha mai detto che "se stai bòno a scuola e fai il bravo, ti regalo un tirillò legato 'ol cordino...così la sera ti ci pòi trastullà prima d'indà a letto..."
Questo era un modo un pò cansonatorio per prendere un pò in giro i bambini e nel solito tempo incutiosirli...si potrebbe, forzando un pò la mano, paragonare al " ti dò da mangià du fette di nulla ma senza pane.." di Aldo di Batino.
..il tu' nonno, 'un t'ha mai detto che "se stai bòno a scuola e fai il bravo, ti regalo un tirillò legato 'ol cordino...così la sera ti ci pòi trastullà prima d'indà a letto..."
tu' mà o la tu' nonna 'un t' hanno mai raccontato questa filastrocca:
Migliarino pane e vino
Malaventre cattiva gente
Nodi'hesi ranocchiai, lo buttano in culo a tutti i pesciai...
´Un ti sei mai scaldato con una fascina di sagginali...
Il sagginale è una pianta che veniva utilizzata per fare le "granate", le odierne scope...ma con il nome sagginale, almeno a Nodica, si identificava il "gambo" del granturco. I contadini, una volta seccato e asportate la pannocchia e la cima (stocco) della pianta, lo legavano in fascine e lo utilizzavano per accendere il fuoco o all´occorrenza, quando per esempio tornavo da scuola tutto infreddolito, per darmi un pò di sollievo, veniva gettata una intera fascina di sagginali sul fuoco già acceso per avere immediatamente una bella fiamma. Naturalmente era di breve durata tanto che una intera fascina di sagginale faceva una fiamma che " durava quanto una trottata di miccio"...almeno cosi mi diceva sempre il mi´ nonno...La nonna del Ceccherini invece la chiamava "bubbarata" e la faceva alla sera prima di andare a letto. Dalla pannocchia si ricavava il granturco mentre le cime della pianta venivano tagliate ancora fresche e passate nel "trinciastocchi" o triturate con il "falcione" e date in pasto alle vacche.
un campo di sagginali
Se la fionda ´un la chiami "Strombola"...
la "strombola" veniva ricavata da una forcella di un albero possibilmente di legno duro come il platano o il noce ma andavano bene un pò tutti. L´elastico da una vecchia camera d´aria di bicicletta e la toppa da un fascione...il proiettile preferito era il sasso tondo o ovale e ben levigato...ma ognuno la caricava a modo suo e con ciò che aveva a disposizione...
una fionda-strombola
´Un sei di Nodi´a se un´hai mai fatto ir pieno dal Gabbani...
Il distributore "Esso" del Gabbani cominciò la sua attività nel luglio del 1962 con una sola pompa di benzina "Normale" capace di dispensare anche la "Miscela". La "Super" arrivò solo alla fine degli anni ´60. Nel 1963 vide la luce anche il "Lavaggio auto" e due anni dopo l´officina riparazioni poi specializzata Ford. Cessò l´attività nel 1975
il distributore del gabbani quando era in piena attività
´Un´hai mai fatto ir bagno in Serchio...
Prima che anche Nodica avesse "l´acqua in casa" la gente, durante la calura estiva, si andava a fare un bel bagno ristoratore in Serchio. Alla sera, dopo una giornata di lavoro nei campi, la zona del "porto" e al guado dal Tamburini, era popolata di animali e persone. Negli anni ´60 questa tradizione era quasi estinta. Ormai solo pochi venivano a fare qualche tuffo ma più per divertimento che per necessità. Dalla parte di Metato per qualche stagione rimase ancora in piedi un piccolo pontile. L´ondata di inquinamento del ´66 scrisse la parola fine anche a questa tradizione.
Il Porto di Nodica in una vecchia cartolina
´un´hai mai bevuto l´acqua della Fontina...
In passato quando ci si sentiva un pò appesantiti o nel periodo di convalescenza dopo aver avuto l´"Itterizia" (Epatite Virale di tipo A), si beveva l´acqua della Fontina che si credeva avesse proprietà terapeutiche contro il mal di fegato...
Il nome sembra sia dovuto non al luogo dal quale sgorgava ma dalla modestia delle portata dell´acqua. E´ invece stata la sorgente stessa a rendere popolare, ancora oggi, il luogo dove sorgeva.
Nella foto di Renzo Bani la Fontina una quarantina di anni fa...
La Fontina in una foto di Renzo bani di una quarantina di anni fa
'Un dici "vado al GRUBBE " per dire che vai al bar o al circolo...
Sembra che l´origine di Grubbe derivi da " Club "- infatti sia il "Grubbino" che il "Grubbone" "l´Acli" e "l´Edera" erano circoli e non bar- e veniva pronunciato prima "Crubb" e in seguito degenerato in Grubbe...
il Grubbone pochi giorni prima della sua chiusura definitiva
'Un´hai mai mangiato un panino col melone dell´Arighi...
La Beppina dell'Arighi teneva gli affettati al fresco dentro la moscaiola e non nel frigo...la sua mortadella era famosa perchè ricca di pistacchi e, come il salame, aveva una forma schiacciata ormai non più in commercio...quando entravi in bottega sentivi subito quel singolare profumo...
una mortadella simile a quelle che vendeva l'Arighi..
´un t´hanno mai detto che " sei utile come una forchetta per mangiare la minestra "....
Queta era un modo di dire dai genitori ai figli quando quest´ultimi si vantavano di essere diventati insostituibili nello svolgeri lavori che richiedevano una buona forza fisica. I vecchi, che potevano fare affidamento sulla loro esperienza, buttavano tutto sullo scherzo con questa battuta...sei insostituibile come una forchetta quando da mangiare c´è un paitto di minestra.....

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